CARA REPUBBLICA..
Cara Repubblica,
ci rivolgiamo a te come si parla a una presenza familiare. Forse perché ti percepiamo come una madre che da ottant’anni custodisce e accompagna silenziosamente i passi, le speranze e le fatiche del nostro popolo.
Desideriamo scriverti una lettera aperta per dirti semplicemente e sinceramente “grazie”.
Ottant’anni sono tanti. Per noi, sono il tempo di una vita intera trascorsa sempre con la tua compagnia, non abbiamo conosciuto altro e proprio per questo rischiamo, a volte, di non accorgerci del dono che sei. Per te, il tempo di molte vite intrecciate: di chi c’era all’inizio, quando eri ancora fragile promessa, di chi è venuto dopo e ti ha fatta crescere e di chi oggi ti abita, forse senza conoscerti a fondo ma comunque beneficia della tua presenza.
Ti siamo grati, innanzitutto, perché ci hai dato l’opportunità di superare l’orizzonte ristretto del nostro individualismo e di partecipare corresponsabilmente a tracciare il destino comune del nostro popolo.
È merito tuo se intere generazioni hanno scoperto il significato di elaborare pensieri e proposte di ampio respiro, imparando a mettere a confronto una pluralità di voci, spesso anche divergenti. Garantendo a ciascuno la libertà di esprimere il proprio dissenso, ci hai insegnato a non temere
il conflitto delle idee e ci hai chiesto di giocare nello spazio fecondo dell’ascolto, della mediazione e del dialogo, un esercizio prezioso che ci aiuta a comprendere continuamente che, nella realtà complessa in cui viviamo, non possiamo operare con semplificazioni e senza umanità.
Tra gli svariati compiti e processi di cui ti devi occupare, riesci a trovare i modi di valorizzare ogni nostro impegno per il bene comune, anche quello apparentemente più umile, come tassello fondamentale per sostenere la convivenza civile e la dignità di ogni persona. A partire dalle più deboli, fragili e indifese, che hai messo al centro del tuoi principi fondamentali e continuamente ci richiami ad adottare come criterio prioritario nostre scelte.
La libertà di espressione e di iniziativa che promuovi ha trovato linfa vitale nell’operato di tantissime realtà associative, cooperative e corpi intermedi in ambito culturale, sociale, religioso, politico, economico: un tessuto invisibile ma robustissimo che unisce le istituzioni ai cittadini, rafforza il senso di appartenenza ad una comunità, consente a tutti di coltivare sogni, progetti e desideri.
Guardando alla tua storia, non possiamo dimenticare le donne e gli uomini che hai ispirato, chi ti ha custodita e alimentata sopportando attacchi, calunnie, intimidazioni e isolamento, rischiando e sacrificando la vita per perseguire i tuoi principi. Questi tuoi figli, talvolta rimasti sconosciuti, ci hanno consegnato una virtù che oggi sembra rara: il coraggio della coerenza e della parola vera. Essi ci hanno dimostrato che la democrazia, tuo secondo nome, non è un organismo che si autogenera o una realtà acquisita una volta per sempre ma un bene prezioso che esige cura costante e responsabilità condivisa.
Ci sono stati momenti in cui abbiamo avvertito il peso della burocrazia, la lentezza, l’opacità, il rischio di trasformare la vita civile in una lotta fra “chi decide” e “chi subisce”. Eppure, anche in quei passaggi, tu sei rimasta un argine, non perfetto ma capace di ricordarci che nessuno si salva da solo e che la convivenza ha bisogno di regole giuste e di coscienze vigili.
Oggi ti trovi a fare i conti con trasformazioni rapide e radicali, sfide avvincenti ma delicate: alcune tue abitudini e consuetudini avrebbero bisogno di qualche cambiamento per ridarti una rinnovata vitalità ed evitare la tentazione della sfiducia o del distacco, che rischia di allontanare soprattutto i più giovani.
E tu ci ricordi che non sei una faccenda “da adulti”, uno sterile insieme di regole procedurali, una delega formale da sbrigare saltuariamente dentro un’urna elettorale: sei l’unico vero strumento per cambiare le cose che non vanno, far sentire la nostra voce e contribuire a orientare il nostro futuro.
Per questo sentiamo la necessità di conoscerti e farti conoscere sempre più a fondo, frequentarti spesso, perché tutta la ricchezza di possibilità che ci offri non venga data per scontata o subordinata alle esigenze di interessi di parte.
Vogliamo esprimerti la nostra sincera riconoscenza con l’impegno ad essere “artigiani di democrazia” nella quotidianità delle nostre vite, attraverso azioni semplici e concrete ispirate ai tuoi principi: informarci con attenzione, confrontarci con rispetto, accogliere i bisogni dell’altro, lavorare e fare impresa onestamente, tenere aperta una biblioteca, un teatro, un campo sportivo, un parco, fare la propria parte quando si può evitare di delegare ad altri, pagare responsabilmente imposte e tasse e preoccuparsi che non siano sprecate, rispettare una fila, firmare una petizione, portare le nostre istanze nei luoghi dove si decide,… anche esigere da chi assume ruoli di rappresentanza un autentico spirito di servizio finalizzato al bene reale delle persone e alla cura della nostra casa comune.
Con profonda e rinnovata gratitudine,
alcuni tuoi cittadini